Diamante Vacanze

mercoledì 31 marzo 2010

Un nuovo posto "d’onore" per San Nicola nella Chiesa Madre

Le altre due nicchie saranno occupate, invece, dalla
statua di Santa Filomena e dalla statua che raffigura la
Madonna de La Salette.
Il culto di San Nicola, che era anche Vescovo, non a
caso è arrivato a Diamante: è, infatti, patrono dei naviganti
e dei pescatori.
Dalle notizie che sono state raccolte da alcuni storiografi,
risulta che nella zona del quartiere Calvario di
Diamante,(probabilmente l’ex Palazzo Siniscalchi di
fronte la Torre detta del Semaforo), nella metà del ‘600,
fosse stata edificata una chiesetta dedicata appunto a
San Nicola di Bari.
Questo santo, originario dell’Asia Minore (all’inizio,
infatti, era conosciuto con il nome di San Nicola di Mira),
compì numerosi miracoli in vita.
Alla sua morte il suo culto si diffuse rapidamente fino ad
arrivare nel mondo bizantino-slavo e in Occidente,
cominciando da Roma e dal Sud d’Italia, soggetto a
Bisanzio. Dopo oltre sette secoli la sua morte, quando
in Puglia subentrò il dominio normanno, “Nicola di Mira”
divenne “Nicola di Bari”.
Sessantadue marinai baresi, sbarcati nell’Asia Minore
già soggetta ai Turchi, arrivarono al sepolcro di Nicola e
s’impadronirono dei suoi resti, che il 9 maggio 1087
giunsero a Bari accolti in trionfo, diventandone così il
patrono.
Da qui il particolare legame con la gente di mare e l’espandersi
del suo culto nei paesi sulle coste. Nella chiesetta
eretta a Diamante, oltre la statua lignea, erano
conservati anche oggetti preziosi donati dalle famiglie
nobili del tempo.
Ma la storia dell’antica chiesetta, ha registrato un episodio
poco felice.
All’inizio, infatti, era stata affidata alle cure di un monaco
eremita. In seguito divenne parrocchia ma la chiesa
fu al centro di uno “scandalo”:
Il Bargello (una sorta di podestà dell’epoca) abusando
del suo potere vi compì “atti di scostumatezza” nei confronti
delle castellane.
Di conseguenza il Vescovo di San Marco Argentano,
Eugenio Vergara, venuto a conoscenza di tali fatti, fece
sconsacrare la chiesetta.
Il principe Tiberio Carafa, per dotare il paese di un
nuovo luogo di culto e anche per riparare al danno
morale compiuto dal suo bargello, fece dono di una
grossa somma di denaro al Vescovo e fece costruire
una nuova chiesa (l’attuale Chiesa Madre) dedicata al
culto dell’Immacolata Concezione.
Nella nuova “sede” trovò posto anche l’antica statua di
San Nicola che però per tanti anni, è stato un po’ all’ombra,
quasi dimenticato, mentre ora grazie alla nuova
collocazione potrà essere ammirato e magari il suo
culto potrà trovare nuova linfa.

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